Un bès - Antonio Ligabue Teatro  -  2013

Locandina

Una produzione Teatro dell'Argine/ Teatro Sociale di Gualtieri/ Comune di Gualtieri/ Olinda/ dueL

uno spettacolo di Mario Perrotta

Primo capitolo del Progetto Ligabue, una nuova trilogia completamente incentrata sulla figura del pittore reggiano
 
Un bès - Antonio Ligabue ha valso a Mario Perrotta il Premio Ubu 2013 come miglior attore, ex aequo con Carlo Cecchi
 
Debutto mercoledì 30 maggio 2013 ore 20.30
presso Teatro Sybaris, Castrovillari (CS)
nell'ambito del festival Primavera dei Teatri 2013
 
Novembre 2014: debutto sul territorio svizzero dello spettacolo, in scena contemporaneamente in tre differenti teatri e tre differenti lingue (tedesco, francese e italiano).
 
Il Progetto Ligabue è un progetto realizzato nell’ambito di «Viavai – Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia», un programma di scambi binazionali promosso dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia e realizzato in partenariato con i cantoni Ticino e Vallese, la città di Zurigo, la Fondazione Ernst Göhner e con il patrocinio degli Assessorati alla Cultura della Regione Lombardia e del Comune di Milano. www.viavai-cultura.net

 

 

Lo spettacolo

Un bès, dam un bès! Dammi un bacio... Ma chi lo dà un bacio allo scemo del paese, al pazzo emarginato? Stare al margine è condizione disumana ma è anche angolo privilegiato di osservazione. Essere pazzo ti posiziona fuori, ma se dipingi con quella forza, forse sono gli altri che sono dentro. E nonostante questa consapevolezza, soffrire come un cane la mancanza d'amore. Ti ho temuto, Antonio. Da bambino ho temuto i tuoi occhi sgranati davanti alla telecamera. Ora, invece, ho capito che quegli occhi imploravano. E ho voluto guardare oltre.
(Mario Perrotta)
 
Mario Perrotta torna da solo sul palcoscenico con una storia di marginalità, arte e follia dedicata al pittore Antonio Ligabue.

Il progetto

2013-2015
PROGETTO LIGABUE
arte, marginalità e follia
di Mario Perrotta
 
L'ARTISTA E I LUOGHI
Il progetto si sviluppa in tre stadi e ruota intorno alla figura di Antonio Ligabue e al suo rapporto con i luoghi che segnarono la sua esistenza e la sua creazione artistica: la Svizzera, dove nacque e visse fino ai diciotto anni; il territorio di Gualtieri (RE), sulle rive del Po, e le sponde reggiane e mantovane dello stesso fiume, dove produsse gran parte dei suoi quadri e delle sue sculture.
La piazza di Gualtieri mi ha colpito per le sue linee razionali e per essere stata progettata da un noto architetto estense alla fine del '500 in modo che ogni angolo, ogni linea dei palazzi e ogni ombra proiettata dalla torre della piazza, rispecchino una sorta di cosmogonia cittadina. Ma questo sarebbe poco.
La piazza di Gualtieri mi ha colpito perché il suo eccesso di razionalismo architettonico è violato e infranto nel '900 dalla presenza di Antonio Ligabue, la cui “irrazionalità” risulta fondante per tutta la sua arte. Ligabue dissacrava la perfezione di quel luogo con la sua sola presenza, evidentemente imperfetta, da scemo del paese, con il volto tumefatto dai colpi di pietra che da solo si infliggeva e con le urla strazianti di rabbia e dolore per un commento sbagliato su un suo quadro.
La piazza di Gualtieri e Gualtieri stesso mi hanno colpito perché appaiono rarissime volte nei tanti quadri di Ligabue con sfondo urbano, perché lui, il Toni - come lo chiamavano gli abitanti del paese - ci metteva sempre un paesaggio svizzero nei suoi quadri, il paesaggio mitico di un'infanzia e una felicità perduta.
Eppure, c'è un luogo intorno a Gualtieri, quasi addosso a Gualtieri, che ti lascia capire perché il Toni, estradato di forza in Italia, accettò di vivere in quei luoghi e di soggiornarvi fino alla morte: il fiume Po e la sua golena in terra reggiana e mantovana. Qui Ligabue poteva “separarsi” dal mondo civile, mettersi al margine, per ricongiungersi con il suo mondo interiore e con una natura abbastanza selvaggia da diventare sfondo possibile dei suoi felini in piena caccia.
Ed eccolo allora il mio Ligabue, non al centro del paese, ma sempre periferico, sempre lungo gli argini, su quel confine naturale che è il Po, confine sempre violato da Ligabue nelle sue peregrinazioni selvagge. Eccolo nelle campagne sterminate della bassa, dove la crudezza dell'esistere e le leggi di natura offrivano violenza sufficiente al suo immaginario pittorico.
Eccolo, risputato in piazza da una piena del fiume e risucchiato tra la vegetazione da una secca delle acque.
Eccolo, mentre si fa madre-natura masticando l'argilla del Po per impastare corpi e volti di terracotta. Eccolo mescolare tetti e casolari svizzeri con le felci del Po e, nel mezzo, la sua faccia, i suoi occhi di sbieco che saltano l'appuntamento col nostro sguardo, trapassandolo.
Da questi pensieri e suggestioni, è nato forte il bisogno di raccontare questo conflitto a tre tra lo “svizzero” Antonio Ligabue, il suo paesaggio interiore e il paese di Gualtieri sulle rive del Po. Da qui la necessità di rimettere al centro della mia attenzione la marginalità (dopo averla esplorata a fondo nel progetto sull'emigrazione italiana), di indagare la follia creativa che cambia le prospettive delle cose e dei luoghi, concentrarmi ancora una volta sulla parola "confine" e sulle sue implicazioni. Usare il fiume Po come confine e Ligabue per scardinarlo quel confine.
Indagare Ligabue significa indagare il rapporto di una comunità con lo “scemo del paese”, da tutti temuto e tenuto a margine, ma significa anche accettare lo spostamento che provoca una nuova visione delle cose, una visione “folle”, che mette a rischio gli equilibri di chi osserva, costringendolo a porsi la classica domanda: chi è il pazzo?
Infine e oltre ogni considerazione razionale, mi trovo “costretto” a seguire una personalissima attrazione, ancestrale direi, per l'animale Antonio Ligabue, quella zona bestiale e pura che lui ha così tenacemente cercato nella sua opera, restituendola a noi con una violenza insuperata.
 
GLI SPETTACOLI
Giugno 2013 - L'Uomo
Festival Primavera dei Teatri 2013 - Debutta Un bès - Antonio Ligabue il primo spettacolo-monologo che mi vedrà solo in scena di fronte all'uomo Ligabue.
Stare al margine è condizione disumana ma è anche angolo privilegiato di osservazione. Essere pazzo ti posiziona fuori, ma se dipingi con quella forza, forse sono gli altri che sono dentro. E nonostante questa consapevolezza, soffrire come un cane la mancanza d'amore.
 
Estate 2014 - Pitùr
Festival Primavera dei Teatri 2014 - Secondo movimento del Progetto Ligabue, ha coinvolto sulla scena nove interpreti tra attori-danzatori e musicisti per regalare voce, suono e fatica fisica al mondo interiore di Ligabue, alle sue ossessioni, trasformando in corpi danzanti e parlanti gli animali, i volti e i paesaggi del suo immaginario pittorico, la Svizzera mitica dei suoi sfondi, ma anche la forza dirompente dei suoi colori.
Dopo aver lavorato sull'uomo Ligabue nel primo spettacolo, ora il focus è sull'artista e il suo paesaggio interiore, alla ricerca di quel corto circuito che avvenne nella vita di Antonio Ligabue, quando le linee verticali delle montagne svizzere vennero a contatto con le linee orizzontali delle pianure padane, generando nell'anima un contrasto esplosivo continuamente denunciato dal pittore nei suoi dipinti.
 
Primavera 2015 - Il Paese e il Fiume - Gualtieri
Il 21 maggio 2015 debutta il terzo ed ultimo movimento: Bassa continua - Toni sul Po. Tre diversi percorsi tra Reggio Emilia (Percorso Manicomio), Guastalla (Percorso Città), Gualtieri (Percorso Fiume) e un unico gran finale in una sola grande piazza. Occupare fisicamente il paese di Gualtieri e le sponde reggiane e mantovane del Po con attori, musicisti, danzatori, video-makers, artisti figurativi, facendo esplodere in tutte le sue contraddizioni il rapporto tra il folle e il paese, partendo dalla piazza e invadendo tutto il territorio intorno al fiume come scenario della vicenda. Non è un caso che Giovan Battista Aleotti, l'architetto che progettò la piazza di Gualtieri, fosse notissimo all'epoca, anche come scenografo teatrale. Ma fermarsi a questo sarebbe riduttivo. E infatti, la piazza sarà solo il luogo di partenza per tre possibili percorsi attraverso i portici, il palazzo Bentivoglio, il Teatro Sociale di Gualtieri e la sua prospettiva ribaltata - tu spettatore seduto al posto del palco crollato e io attore in platea tra i palchetti liberty - la golena, le due sponde del Po, quella reggiana e quella mantovana, mettendo insieme brandelli di un Ligabue esploso, raccontato tra performance, esposizioni, interazioni con il pubblico e orchestre galleggianti sulle acque del fiume.
 
LE ALTRE ATTIVITÀ
Lingue di scena
Tre lingue diverse, tre attori diversi, tre luoghi diversi della Svizzera (tedesca, francese e italiana). Stesso giorno, stessa regia, stesso spettacolo.
Così debutterà sul territorio svizzero lo spettacolo Un bès - Antonio Ligabue, in tre differenti teatri legati al territorio linguistico di appartenenza, lo stesso giorno e con la stessa regia di Mario Perrotta. L'interpretazione della versione tedesca e francese, sarà affidata a due attori individuati attraverso una serie di laboratori che partiranno dall'estate 2013, con la traduzione curata da drammaturghi svizzeri che parteciperanno agli stessi laboratori.
Toni di colore
Laboratori nelle scuole italiane e svizzere sulla figura di Antonio Ligabue, utilizzando il teatro e l'arte figurativa come mezzo pedagogico e incentrando l'attenzione sulla diversità.
Sporchi fuori e sporchi dentro
Interventi nel territorio emiliano e lombardo sul tema della marginalità e del disagio mentale.
Paesaggi sconfinati
Rivoluzionare la lettura del territorio, rompere i confini, intervenendo con laboratori, stage e incontri, nei luoghi di Ligabue - il manicomio, le rive del Po, le campagne - e raccontarli da nuovi punti di vista.
Un uomo visto dal basso
Interviste a uomini e donne del territorio, tra la sponda reggiana e la sponda mantovana del Po, per ricostruire la figura di Antonio Ligabue dal basso. Un biografia popolare a più voci.
Le parole e le facce
Realizzazione di un documentario e di un reportage fotografico di tutta la fase di ricerca.
Le relazioni, i territori
Mettere in rete diverse associazioni culturali, cooperative sociali, compagnie teatrali, circensi, gruppi di scrittura tra Italia e Svizzera per la realizzazione dei tre spettacoli e tutte le altre attività del progetto.

 

Le foto

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Le recensioni

IL SOLE 24 ORE
Renato Palazzi
Perrotta evoca lo stato di straziante solitudine che segna Ligabue nel suo vagare fra gli argini del Po. L’attore si inventa una straordinaria maschera verbale, un delirio ossessivo – tanto più intenso in quanto lui, pugliese, lo scandisce in una febbrile parlata emiliana – che getta una luce livida sullo sguardo che il mondo rivolge al "diverso", al non-omologabile, seppure artista geniale.
 
LA REPUBBLICA
Rodolfo Di Giammarco
Un bès - Antonio Ligabue è il primo dei tre movimenti dedicati all'infinita solitudine e diversità dell'artista. Perrotta con bell'istinto disegna dal vivo e plasma bene tiritere stralunate e terragne che trasmettono la bellezza del disincanto, della felicità perduta.
 
IL CORRIERE DELLA SERA
di Magda Poli
Lo spettacolo offre un ritratto palpitante di un artista e di una vita solitaria, selvatica, percorsa da incubi che grazie ai pennelli si trasformavano in fastiche visioni.
 
IL MANIFESTO
Gianfranco Capitta
Teatro "civile" è il ritratto di un grande artista che ci propone uno dei campioni del teatro di narrazione. E' il grido di dolore a coprire le altre parole, un grido che prende corpo negli eccessi e nelle ingenuità di quella mano felice. E' solo l'inizio di un percorso per Perrotta, che fa attendere con curiosità i successivi sviluppi.
 
L'UNITÀ
Maria Grazia Gregori
Perrotta con grande bravura è sì l'attore solo che racconta, ma, allo stesso tempo "è" Ligabue, l'artista naïf dalla pennellata violenta e dal mondo immaginario. Solo in palcoscenico, di fronte a tre grandi cavalletti, con rara forza performativa, grazie a un ritmo che prende alla gola, ci restituisce la parlata di Ligabue e disegnando ne insegue il gesto febbrile, in un crescendo creativo che va di pari passo con le parole del suo affascinante racconto.
 
LA STAMPA
Masolino D'Amico
Durante il monologo emergono a tratti elementi del paesaggio interiore di Ligabue che Perrotta, sfoggiando una certa sicurezza, traccia a carboncino su grandi fogli bianchi, frammenti di un passato del quale tenta ancora, confusamente di capacitarsi.
 
IL CORRIERE DELLA SERA ED. BOLOGNA
Massimo Marino
Tocca il pomeriggio dopo, in un festival spesso senza fari e senza supporti di filmati e video, in piena luce, a Mario Perrotta entusiasmare fino alla commozione il pubblico accorso da tutta Italia e fatto anche di carcerati con il suo Un bès, la vita, i dolori, le esclusioni di Antonio Ligabue portate dentro di sé con passione, dolore, stralunata e emozionantissima identificazione, una via crucis “cum figuris”, illustrata da disegni a carboncino eseguiti dall’attore in scena. Nel finale, un finale di morte e di strazio, per una vita misconosciuta come quelle di molti che qui sono reclusi, scoppia un attimo di silenzio, e poi l’ovazione.
 
LA GAZZETTA DI PARMA
Valeria Ottolenghi
Un bès - Antonio Ligabue, è una creazione complessa, con Mario Perrotta che disegna a carboncino grandi pannelli, ripercorre gli anni in Svizzera di Ligabue, i ricoveri, l’arrivo a Gualtieri, la sua solitudine, con passaggi di grande teatralità. Una serata davvero speciale.
 
HYSTRIO
Roberto Canziani
Condotto com'è, attraverso le forme del monologo, un approccio di questo tipo esige un impianto di profonda immedesimazione, oltre che un lavoro linguistico accurato, per il pugliese Perrotta che si ritrova a parlare emiliano, e ci sembra la novità più evidente della strada interpretativa su cui l'attore si è incamminato. Strada anche vincente in un mercato che chiede spettacoli di trasparente ed emotiva lettura.
 
IL CORRIERE NAZIONALE
Tommaso Chimenti
Mario Perrotta cambia ancora. Non si adagia sugli allori, appena trova una formula riconoscibile, la abbandona e si lancia in nuove sfide. Artista a tutto tondo con una grande manualità per il tratto, il disegno, la pittura. Quest'ultima caratteristica è la spirale e la soluzione con la quale riesce, con il suo pestare il carboncino pece sui grandi fogli bianchi, a dare volti e lampi, squarci ed a delineare tutto il mondo interiore del pittore.
 
IL MESSAGGERO VENETO
Fabiana Dellavalle
Perrotta che è autore e interprete, porta sul palcoscenico ed illumina con la sua grandezza artistica una nuova storia di marginalità, arte e follia, già passata con grande consenso nei principali festival italiani.
 
ATEATRO
Anna Maria Monteverdi
Poetico e toccante, profondo e drammaticamente vero, bello da stringere il cuore. Uno spettacolo indimenticabile che lascia, come il teatro dovrebbe, uno straordinario senso di rivelazione.
 
QUARTA PARETE
Giulio Baffi
Bel racconto pieno di emozione, per dire di un dolore infinito e un desiderio inesausto d’amore e tenerezza.
 
RUMORSCENA
Roberto Rinaldi
Mario Perrotta per tre anni, passo dopo passo attraverserà l’intera esistenza dell’artista a cui egli ha saputo restituire, con precisione e realismo interpretativo, tutta la sua potenza immaginifica, l’originalità del suo essere in relazione con l’altro, il diverso da noi, la genesi ancestrale che riconduce a qualcosa di sconosciuto per la civiltà progredita e la verità di uomo a cui mancherà sempre un bès. Un solo bès.
 
TEATRO E CRITICA
Simone Nebbia
Perrotta entra nei suoi abiti con umiltà e dedizione, disegna di spalle, dal vivo, quella “vita di dietro” in cui s’impresse il segno del pittore, quindi lo riproduce degnamente sviluppando quel tratto intimo come ne fosse tramite (e disegna oltretutto benissimo!)
 
KLP
Mario Bianchi
Nello spettacolo, Perrotta non racconta Ligabue ma è Ligabue, in un'immedesimazione totale di commovente fragilità. Non è un racconto interpretativo lineare, il suo, come accade realmente nella “pazzia”; l'attore esce ed entra continuamente dalla parte, conferendo in questo modo un fortissimo risalto umano al personaggio. Perrotta scandisce tutti questi avvenimenti con un'immedesimazione totale, mai esteriore al personaggio, dipingendo in modo efficace le sue visioni.
 
IL TAMBURO DI KATTRIN
Emilio Nigro
Padronanza attoriale e fisicità versatile a prodursi in elemento scenico. Il palco diventa camera oscura, in alcune scene, dove sono proiettate, a luce fantasmagorica, paesaggi, disegni, volti.
 
Per la rassegna stampa completa clicca qui.

La scheda tecnica

Durata spettacolo
90 minuti circa senza intervallo
 
Illuminotecnica 
  • 17 PC 1kW provvisti di ganci, bandiere e porta gelatina
  • 4 sagomatori 750W zoom 25°/50° provvisti di ganci e porta gelatina
  • 5 domino 1kW provvisti di ganci e porta gelatina
  • 18 canali dimmer 2,5kW/ch
  • 10 sdoppi
  • Ritorno DMX512 in regia
  • Luci di sala dimmerabili
  • Carico elettrico necessario: 15kW
  • Cablaggi necessari ai collegamenti
  • Scala per puntamenti
Audio
  • 1 mixer audio 4 in/4 out
  • P.A. adeguato allo spazio
  • Ritorni audio in regia
  • 1 connessione PC mini-jack
  • 2 monitor da posizionarsi a fondo palco
  • Cablaggi necessari ai collegamenti
Video
  • 1 videoproiettore FullHD, minimo 7000 ANSI lumen, provvisto di shutter da montarsi centrale a fondo sala
  • Focale che permetta di coprire l’intera larghezza del palco al proscenio
  • Ritorno VGA o HDMI in regia
Allestimento palcoscenico
  • Dimensioni minime del palco (LxP): 6m x 6m
  • Altezza ottimale al graticcio: 5m
  • Quadratura nera all’italiana
  • Collegamento tra palco e platea
  • Non è necessario sipario
  • Oscurabilità totale dello spazio
  • Regia unica a fondo sala
Materiale in carico alla Compagnia
  • 1 notebook MACBook
  • 1 consolle luci ADB Tango 48
  • Scenografie: 3 telai di ferro su ruote con pannelli di plexiglas 2x1m, fogli di carta 2x1m
  • Filtri necessari
Personale tecnico richiesto su piazza
  • 1 responsabile tecnico dello spazio
  • 1 aiuto elettricista
Note
  • Tempo di montaggio: 8 ore
  • Tempo di smontaggio: 1 ora
  • Lo spazio dovrà essere preventivamente riscaldato per le prove della Compagnia
  • Si richiede 1 camerino, riscaldato e dotato di toilette
Variazioni alla presente scheda tecnica dovranno essere preventivamente concordate con la Compagnia.
 
Per la pianta luci clicca qui.
 
Referente Tecnico
Francesco Massari
348 9315611
francesco.massari@teatrodellargine.org

Le date

venerdì 25 ottobre 2019 ore 20.30

Bisceglie (BT)
Vecchie Segherie Montetodaro

Via Porto, 35

telefono 080 8091021  

domenica 13 ottobre 2019 ore 21.00

Trento
Teatro San Marco

via S. Bernardino, 10

telefono 0461 233522  

venerdì 11 ottobre 2019 ore 21.00

Cantù
Teatro Comunale San Teodoro

Via Eugenio Corbetta, 7

telefono 338 2170275  

Sabato 13 aprile 2019 ore 21.00

San Lorenzo al Mare (IM)
Il Teatro dell’Albero

Via Vignasse, 1

telefono 0183 93 01 09  

Venerdì 12 aprile 2019 ore 21.00

Pinerolo (TO)
Teatro Incontro

Via Caprilli, 31

telefono 011 4320791  

Venerdì 15 marzo 2019 ore 21.00

Fidenza (PR)
Teatro G. Magnani

Piazza Giuseppe Verdi, 1

telefono 059 340221  

sabato 2 marzo 2019 ore 20.45

Russi (RA)
Teatro Comunale Russi

Via Camillo Benso Conte di Cavour, 8

telefono 0544 587690  

mercoledì 6 febbraio 2019 ore 21.00

San Giorgio delle Pertiche (PD)
Cinema Teatro Giardino

Via Roma, 68

telefono 049 5747149  

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202